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Higan
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Un leggero proposito dello “specchio” e della “riflessione” Giardino del Chishaku-in,
Kyooto (sec. XVII). |
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Il giardino
giapponese
tradizionale può
essere suddiviso
in quattro
tipologie
principali che a
loro volta hanno
dato vita ad
altre tipologie
minori. Le
quattro
tipologie
principali sono:
il Giardino
dello stile
shinden-zukuri
(sviluppatosi
durante i secoli
IX-XII), il
Giardino di
Jōdo
(XI-XII), il
karesansui
(a partire dal
XIV) e il
Giardino del Tè,
chiamato roji
(a partire dal
XVI). |
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Ognuna
di queste ha
preso vita e si
è sviluppata in
un particolare
contesto sociale
e
culturale: ad
esempio il giardino
dello shinden-zukuri
e quello di Jōdo,
che sono quasi coevi,
prosperarono in un epoca
dinastica (Heian),
ricca e florida. In più,
nel caso del Giardino di
Jōdo ci fu la
rilevante influenza di
una corrente religiosa,
il mappō-shisō
che spinse ad una sorta
di fanatismo che mirava
all’ottenimento della
salvezza dopo morte. Le
altre due tipologie,
invece, sono state
notevolmente influenzate
dallo zen la cui
pratica spinge l’uomo ad
una profonda ricerca
interiore finalizzata a
rimuovere l’illusorio
ego dal cuore e quindi
dalle proprie azioni,
per giungere finalmente
a identificarsi con
l’Uomo Universale e con
tutto ciò che lo
circonda. Così,
attraverso uno stile di
vita semplice, l’uomo
può realmente accogliere
e comprendere tutti i
fenomeni naturali e
tutti gli altri esseri
animati o apparentemente
inanimati, e ricevere
con vera cordialità i
propri ospiti. Oggi, i
modelli di riferimento
maggiormente considerati
per la realizzazione del
giardino giapponese sono
legati a queste
ultime due tipologie,
grazie al fatto che la
cultura, le idee e lo
stile di vita che le
hanno generate e
sviluppate sono
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ancora
relativamente vive nel
Giappone contemporaneo. Tuttavia,
l’importanza
delle tipologie
di Giardino
dello
shinden-zukuri e di
Jōdo non deve
essere sottovalutata, in
particolare per quella
capacità immaginativa e
concreta che ha saputo
porre il giardino in un
colloquio continuo con
il paesaggio e con la
natura circostante.
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Esempio del giardino ispirato allo spirito della Cerimonia del Tè Giardino del Kooto-in, Daitoku-ji, Kyooto, fondato da Hosokawa Sansai, celebre guerriero e famoso maestro del Tè (sec. XVII). |
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in maniera elastica,
attraverso delle
strategie attuate
dal giardino stesso, il
quale a questo fine si
disponeva per
ospitarla,
attraversarla, e
riprodurla. Possiamo
trovare la conferma di
ciò nei giardini
primordiali, all’alba
della storia del
Giappone, dove rocce,
alberi e isole, sia
quelle naturali sia
quelle artificiali,
venivano considerate le
dimore degli dei; nel
paesaggio-giardino
pianificato secondo le
credenze popolari legate
allo Shugendō (a
partire dal VIII
secolo), ove l’intera
montagna veniva
trasformata in un
giardino per agevolare
le pratiche ascetiche
degli adepti di questa
setta;
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Esempio del Giardino del Tè - Giardino del Tè nello
Zuihoo-in, Daitoku-ji, Kyooto. |
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nei giardini
realizzati nelle
vaste proprietà
nobiliari,
ispirati a
paesaggi celebri
e immaginari
(cosa che è
testimoniata
anche dal Sakuteiki,
un testo scritto
all’inizio del XII
secolo, che riporta le
idee e le tecniche
relative a queste stesse
tipologie).
A partire dal
secolo XIV, poi,
lo
zen arricchì il
giardino giapponese con
la capacità di catturare
l’essenza delle cose,
permettendo al giardino
stesso di avvalersi di
nuove strategie che gli
consentirono di
concentrare e
trasformare la
Grande Natura entro i
suoi confini simbolici.
Infatti, i giardini
zen riuscirono a
riflettere il paesaggio
e l’Universo in maniera
astratta e si
svilupparono in una più
ristretta estensione di
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territorio,
soddisfacendo anche le
nuove esigenze
socio-economiche.
La capacità del giardino
giapponese di riflettere
la Grande Natura, si
fonda su radici
condivise da altre arti
tradizionali giapponesi:
da quelle cavalleresche
a quelle pittoriche, da
quelle letterarie a
quelle cerimoniali. Esse
considerano l’uomo e le
sue modalità espressive
non per il suo ego e le
sue manifestazioni ma
come un continuo
processo che si
sviluppa armoniosamente
in funzione dei principi
che governano la Grande
Natura, l’Universo. È a
questa grande Tradizione
artistica, infatti, che
il giardino giapponese
partecipa, ed è per
questo che merita
d’essere ancora
profondamente
contemplato nel mondo
contemporaneo, le cui
sfide ambientali possono
essere affrontate solo
con un ripensamento
radicale del
rapporto tra l’uomo e la
natura. Il nostro libro,
San Sen Sou Moku,
intende essere un invito
per il pubblico italiano
a guardare al giardino
giapponese come a uno
specchio dell’Universo e
a fare dell’Universo un
meraviglioso giardino. |
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A
cura di:
Sachimine Masui e
Beatrice Testini,
San Sen Sou Moku Il
giardino giapponese
nella tradizione e nel
mondo contemporaneo,
CasadeiLibri, Padova
2007
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